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sabato, 17 maggio 2008

SONATA PER VIOLINO...solo

 

Ascolto “Meravigliosa Creatura” della Nannini e subito il pensiero corre come risucchiato in un vortice pazzesco. Alla fine di questo vortice ci sei tu, ci sono i tuoi occhi, c’è il tuo sorriso…
Non è stata colpa tua. Lo so. Ho rovinato tutto io ma cosa ci vuoi fare, questa fottutissima solitudine mi sta consumando piano piano.
Quella domenica sarebbe dovuta essere una semplice domenica tra due amici. Forse sarebbe stato meglio così…
Ci sentivamo da parecchio tempo, per telefono. Mi parlavi del tuo saggio in conservatorio che ti metteva addosso un’ansia pazzesca. Ti davo consigli. Ormai mi percepivi come una specie di FRATELLO MAGGIORE. Non poteva essere altrimenti. Non ti piacevo. Al tribunale della Bellezza ero stato inesorabilmente condannato. Io, i miei 35 anni, il mio corpo “normalmente flaccido”, tutto…
Mi dicono che sono figo lo stesso. In discoteca, a dire il vero, mi guardano, mi sorridono, alcuni ragazzi mi vorrebbero conoscere…ma cazzo, poi lo so come finisce:numero di telefono, magari una scopata e poi…via.Tutto finito. MAGARICIVEDIAMOQUESTASETTIMANA.
No, proprio no. Ne ho pieni i ciglioni di questa pantomima.
Con te lo so che sarebbe stato diverso. Perché, boh, mi sembravi così diverso.
Quella domenica, quando ti invitai a pranzo da me, non riuscivi a trovare la via giusta. Venni a prenderti vicino a quel pub. Ti ricordi? Eri fermo lì…con i tuoi occhiali da sole, i tuoi jeans, il tuo sorriso…cazzo che sorriso.
Ti passai davanti senza neanche vederti. Cominciai a pensare: - Ma dove cazzo si è cacciato?
Non avevo GRANDI ASPETTATIVE. Davvero. Tutto è precipitato in seguito. Il giorno dopo per la precisione. Quel fottutissimo lunedì.
Quella domenica era tutto pacifico. Tutto tranquillo. Avevo già metabolizzato il tuo volermi essere semplicemente amico. Durante il pranzo mi parlavi di un ragazzo che avevi incontrato il giorno prima. Mi dicesti che non era scattato nulla nonostante fosse molto carino. Io non provai nulla in quel momento. Assolutamente nulla. Ti percepivo così inarrivabile che non volevo nulla se non la tua semplice amicizia.
Quel giorno mangiammo, chiacchierammo del più e del meno, ti dissi che avrei voluto fotografarti mentre suonavi il violino. Mi sorridesti.
Ti feci vedere delle foto “storiche”:vecchi amici di Milano, appartamenti in cui ho lasciato pezzi della mia vita, Edimburgo…e tanta altra varia umanità.
Era tutto irrimediabilmente tranquillo. Eravamo due amici. Due dei tanti che si erano conosciuti su internet e che si erano a malapena visti una volta, capendo sin dall’inizio che non ci sarebbe potuto essere nulla. E andava bene così. Benissimo.
Mi ricordo quel livido sul collo dovuto al violino. Ti ho sfottuto parecchio su quel difetto che sembrava quasi voler essere una specie di piccolo elemento di imperfezione su quella tua corporeità non esibita ma così dolce. Mi chiedesti cosa si potesse fare. Io continuai a scherzare.
Ti regalai una t-shirt ed un biglietto. Scrissi qualcosa. Qualcosa che ti facesse stare bene. Che ti facesse capire quanto fosse importante aver raggiunto quel traguardo. Maestro di violino. Eri diventato un artista. Uno che avrebbe fatto sognare con le note del suo strumento.
Mi desti un bacio. In quel momento mi sentii un po’ zio…per la verità. Ma ero contento che tu fossi lì, in quel momento, in quell’attimo.
Ti riaccompagnai alla tua auto. Ti chiesi di farmi uno squillo non appena fossi arrivato a casa tua.
Ti pensai quella sera. Pensai al tuo modo di essere un ragazzo pulito, sincero…limpido come l’acqua di un torrente di montagna.
A casa mi attendeva una pila di piatti pazzesca!
Il giorno dopo, SOLITA VITA. Ritornando a casa, però, tutto precipitò…una specie di abisso in cui la mia anima cadde nel giro di pochi secondi. Avevo appena aperta la porta di casa. Lo ricordo benissimo. Era come se tutto il silenzio intorno mi divorasse, quasi fosse un mostro marino ed io un pesciolino indifeso.
Cominciai a piangere…non lo facevo da tanto. Deve fare un certo effetto un omone di 35 anni che piange come un bambino. Sentivo la tua voce, il tuo sorriso…tutto di te stava riempiendo la mia casa ripiena solo della mia solitudine.
In un solo istante capii che per te provavo ben altro che la semplice amicizia. Ti mandai un messaggio per comunicarti cosa provavo in quell’attimo e per dirti che non volevo più incontrarti. La tua risposta fu un gelido “PREGO?”


postato da: alexbruni alle ore 01:47 | link | commenti (3)
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Commenti
#1    17 Maggio 2008 - 12:51
 
bentornato.. una storia intima e triste..
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#2    30 Luglio 2008 - 07:38
 
ehi ! questo momento duro passerà...e di ragazzini in occhiali da sole è pieno il mondo :-)
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#3    16 Agosto 2008 - 09:18
 
adesso che hai ripreso a girare per blog e commentare potresti iniziare di nuovo a scrivere no? ;)
ciao!
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